Nine Inch Nails. Distruggere per (ri)trovare la luce. Nine Inch Nails. Distruggere per (ri)trovare la luce.

A cura di Muriel Del Don, giornalista.

Trent Reznor, ribattezzato “Mister Autodistruzione”, ha dato vita insieme ai suoi compari “live” Nine Inch Nails a uno dei progetti musicali più violenti, oscuri e osannati degli anni novanta. L’industrial-rock o meglio l’industrial-metal guadagna grazie a Reznor una dose innegabile di sensibilità e introspezione. La violenza musicalmente distruttiva dei NIN si nutre della voce del suo carismatico leader, sorta di guru industriale sciamanico rendendola sorprendentemente intimista. Trent Reznor possiede in effetti una rara potenza introspettiva, non sprovvista di nevrosi e paranoie tipiche dei rocker maledetti. I NIN non esisterebbero senza la presenza carismatica di Reznor, unico membro ufficiale della band e uomo tuttofare dai mille talenti: principale produttore, cantante, compositore e musicista del progetto. Seppur recluti abitualmente un gruppo di musicisti per suonare live, il responsabile della direzione artistica dei NIN resta lui, e nessun altro. Il suo charme noir, unito ad una volontà rivendicata di controllare il progetto dalla A alla Z nonché la potenza delle sue composizioni sonore tra melodie distorte e suoni lancinanti, l’hanno trasformato in una delle figure chiave del panorama rock degli anni novanta. Reznor è un artista dai mille talenti e dai mille volti che ha saputo far convivere e duettare un’innegabile vena introspettiva da songwriter con le nevrosi di una vita (almeno all’inizio) all’insegna dell’autodistruzione; il tutto impreziosito dalle pulsioni autolesionistiche e taglienti dell’industrial music regalando al genere  un “qualcosa in più” chiamato melodia. Il male di vivere che lo attanaglia è stato esorcizzato attraverso la violenza di una musica a tratti inascoltabile, unita alla forza lancinante delle sue melodie distorte. Ne derivano canzoni considerate come memorabili quali Sin o Something I Can Never Have, inni tra il sacro e il profano dall’innegabile impatto emotivo. Anche se i NIN sono stati principalmente classificati come gruppo di metal industriale la loro musica presenta un assemblaggio eclettico di generi che spaziano dal rock alternativo, all’ambient fino a intrusioni nell’elettronica e nel synthpop. Non è un caso se degli artisti in apparenza molto distanti dal loro universo musicale quali David Bowie e Bob Ezrin (produttore tra gli altri di Pink Floyd, Kiss, Alice Cooper e Peter Gabriel) comincino poco a poco (soprattutto dopo la pubblicazione del loro emblematico LP The Downward Spiral) a lodare il talento di Trent. Le registrazioni più importanti, capaci di raggiungere una popolarità inaspettata, vengono incise negli anni novanta e due delle canzoni tratte da questi lavori radiofonici sono state addirittuara ricompensate ai Grammy Awards: Wish (1992) e Slavery (1995). A coronare il tutto nel 1997 Reznor viene inserito nel magazine Times come una delle persone più influenti dell’anno e la rivista Rolling Stones piazza la band al 94esimo posto dei più grandi artisti di tutti i tempi. Malgrado ciò il gruppo non si é mai sottomesso al potere delle etichette discografiche, tuttaltro. Nel 1997, a causa di vari problemi, Reznor annuncia la separazione dei NIN dalla loro label, diventando così indipendente con la pubblicazione dei due album Ghost I-IV e The Slip nel 2008 su licenza Creative Commons (BY-NC-SA).

Pretty Hate Machine, la nascita di un mostro planetario

Prima di diventare una rockstar planetaria Trent Reznor non era che un ragazzo “normale” (almeno in apparenza). Nato nel 1965 a Mercer, Pennsylvania, scopre precocemente di essere portato per la musica e, in particolare, per il pianoforte. Dopo un’infanzia passata tra gli spartiti musicali, il nostro giovane “Mister Autodistruzione” si avvicina sempre più all’elettronica, espressione musicale che lo affascina e gli permette di esprimersi in modo “diverso”. Trasferitosi a Cleveland, Ohio (1987), muove i primi passi nella scena underground come tastierista degli Exotic Birds e, durante questo periodo embrionale, fondamentale è l’incontro con il batterista Chris Vrenna con il quale levigherà i contorni della creaturina Nine Inch Nails. Nel frattempo Reznor lavora come concierge ai Right Track Studios dove si confronta per la prima volta con le manipolazioni sonore (tecniche di registrazione, produzione e mixaggio). Il proprietario degli Studios gli permette di registrare gratuitamente qualche demo delle sue proprie composizioni (nascosto dietro la sigla Nine Inch Nails). Reznor suona e registra tutti gli strumenti tranne la batteria, confermando così il suo talento di uomo-orchestra. Ottenuto un contratto con l’etichetta TVT le canzoni sono rielaborate e remixate con John Fryer, famoso grazie  alla collaborazione con i maestosi This Mortal Coil (paladini della musica industriale), una delle fonti d’ispirazioni di Reznor. Nel 1989 esce quindi sul mercato discografico il singolo Down In It, ottimo assaggio del primo album dei NIN Pretty Hate Machine. Il folle e degenerato progetto NIN (NIИ, logo creato da Reznor e Gary Talpas, che si occuperà delle copertine degli album della band fino al 1997) nasce accompagnato da un’etichetta che gli si attacca addosso come una ventosa: quella di band innovativa, violenta e autodistruttiva. Pretty Hate Machine segna la prima collaborazione del gruppo con il produttore Mark “Flood” Ellis e Adrian Sherwood, la mente che si nasconde dietro a geniali remix delle loro canzoni fino al 2000. Il loro primo album stupisce e affascina grazie ad una sapiente miscela tra noise industriale e un “non so che” di orecchiabile. Quest’ambivalenza completamente rivendicata sarà il marchio di fabbrica dei NIN che permetterà loro di raggiungere (cosa mai vista prima per un album indipendente), con il primo LP, la certificazione di triplo disco di platino (grazie anche al supporto di una major come la Island). Le doti del Reznor cantautore introspettivo e torturato esplodono in Pretty Hate Machine, spesso accompagnate da sonorità industriali (l’album diventa un must have nella scena rock a tendenza industrial dell’epoca), atmosfere dark inquietanti ma anche rimandi all’hip hop (Down In It) e ritmi più danzerecci secondo i canoni rock. Malgrado l’influenza innegabile di colossi del genere come Ministry e Skinny Puppy, il primo album dei NIN è una bomba la cui onda d’urto non smette di espandersi. Nel 1990 il gruppo inaugura la tournée di Pretty Hate Machine come gruppo di spalla di artisti di rock alternativo quali Peter Murphy e Jesus and Mary Chain. Dopo il successo clamoroso del loro primo disco i fan si domandano: quale sarà il loro prossimo passo? L’attesa è placata nel 1992 grazie all’uscita dell’EP Broken (sei canzoni in totale e due bonus), disco più rock con un “soffio di distruzione”, come anticipato da Reznor stesso, rispetto al precedente dove l’elettronica è messa in secondo piano.  Dopo accesi diverbi con la loro etichetta (TVT) Reznor decide di fare uscire il disco con la Interscope Records continuando a registrare da solo, in segreto, con diversi pseudonimi. Interessante notare quanto l’attività creativa della band non si limiti all’universo musicale. Come supporto visivo a Broken escono in effetti due video clip inquietanti e controversi: il primo realizzato da Peter Christopherson dei Coil e Throbbing Gristle per il brano Wish e il secondo in collaborazione con l’artista performer Bob Flanagan per Happiness In Slavery (animi sensibili astenersi!). Malgrado alcuni brani diventati culto nel circuito alternativo Broken rimane un disco “di mezzo” che gli aprirà le porte verso una carriera planetaria.

The Downward Spiral,  nascita di “Mr Self Destruction”

Reznor non smette di correre in tutte le direzioni: unica testa pensante e compositore dei NIN, scatenato performer live e creatore a breve della propria label Nothing Records, senza dimenticare la sua attività di produttore e promotore di artisti controversi, primo fra tutti Marilyn Manson. Nel maggio del 1994 esce il capolavoro The Downward Spiral, rimando ai tormenti interiori di Reznor e al suo lato instabile e paranoico. Violenza, rabbia, autodistruzione si nutre l’album e di riflesso il suo creatore aka “Mr Self Destruction”. Reznor sembra volersi auto analizzare attraverso la musica, sorta di catarsi dark dove domina la follia. Impossibile sfuggire ai propri tormenti e alla propria sofferenza, ecco cosa sembra volerci raccontare attraverso le lancinanti tracce di The Downward Spiral, tra ritmi martellanti e ossessivi, battiti pesanti come macigni e chitarre cacofoniche. Levatosi di dosso il peso dei suoi predecessori (Ministry in primis) Trent si guadagna, grazie alla sua ultima fatica, il rispetto di altri grandi della storia della musica (collaborazioni e una tournée con il suo eroe David Bowie per l’Outside tour e collaborazione in studio con Adrian Belew dei King Crimson) e raggiunge un successo commerciale senza precedenti: cinque milioni di copie vendute. Il tutto senza cedere ai compromessi del music business. Malgrado il successo gli anni successivi si dimostrano difficili per Reznor: un tour di due anni che lo logora fisicamente e psicologicamente e una pressione da parte dei media che sembra soffocarlo. Il pubblico e la critica aspettano con ansia il successore di The Downward Spiral ma Reznor, sull’orlo di un collasso nervoso, sembra prosciugato. Una crisi personale la sua che cercherà di tradurre in musica, rinchiuso negli studi di registrazione (gioiellini di tecnologia) allestiti a casa sua. Fragile (1999), uscito ben cinque anni dopo il successo di The Downward Spiral, è il risultato di un doppio album monumentale, estremamente personale e introspettivo, nel quale la musica sgorga senza limiti e con violenza. La vena industrial metal dei NIN è presente, piazzata in prima linea e pronta ad affrontare la battaglia con una ricetta segreta: manipolazioni sonore, ritmi derivati dall’elettronica e da una brutalità catartica. Le atmosfere sono cupe, i suoni soffocati come un grido ammutolito ma dalla potenza intatta. Reznor è un artista tormentato, questo è certo, ma con Fragile sembra quasi volerci dire che ha trovato una sorta di equilibrio interiore. “Invece di cercare di analizzare ciò che creavo, l’ho semplicemente lasciato fluire per vedere cosa saltava fuori. Si trattava semplicemente di non avere mai timori e alla fine mi sono sentito veramente liberato”, ecco come Reznor descrive il processo creativo che ha dato vita a The Fragile e che l’ha spinto a mettere, ancora una volta, le sue emozioni a nudo. Mr Self Destruction è scomparso per lasciare spazio ad un Reznor adulto, complesso e inquieto ma forse anche riappacificato con il proprio mondo interiore. The Fragile entra direttamene al primo posto del Billboard 200 (anche se non rimarrà a lungo nel top 10)  ma le critiche sono piuttosto tiepide a dimostrazione di quanto ci si aspetti da un gruppo diventato ormai monumentale.

La quiete dopo la tempesta?

Dopo una lunga battaglia contro alcol e droga Reznor scrive e registra un nuovo disco: With Teeth (2005), messo a disposizione dei fans in un fichier audio sulla pagina MySpace del gruppo prima della data d’uscita ufficiale. Il nostro artista della Pennsylvania continua la sua auto psicanalisi attraverso la musica proponendo al pubblico un condensato del suo talento cantautorale. Voce, parole, melodie e ritornelli sono posizionati in avanti, senza pudori, come a volerci dire che c’è ancora speranza malgrado tutto. Solo due anni dopo With Teeth esce il quinto studio album dei NIN intitolato Years Zero (2007). Un concept-album che critica direttamente il governo e la politica statunitense attraverso racconti apocalittici dove domina la distruzione e la disperazione. Yaers Zero è piu brutale e sofisticato rispetto all’album precedente anche se non mancano brani più “ascoltabili” (sintetici) quali The Good Soldier. Nel 2008 Reznor realizza un suo vecchio fantasma: pubblicare una raccolta strumentale, intima e diretta: Ghost I-IV. L’album, che comprende 36 brani, è disponibile su internet a differenti tariffe (marketing oblige!) ed editato sotto la licenza della Creative Commons Attribution Non-Commercial Share Alike. Reznor continua a guardarsi dentro alla ricerca di suoni che, malgrado sembrino fare parte del passato, sono ancora vivi: rock violento, elettronica industriale e minimalismo melodico. Seguirà lo stesso anno The Slip, annunciato attraverso l’intermediario del loro sito internet, senza pubblicità o promozione. L’album è scaricabile gratuitamente e protetto dalla stessa licenza creativa di Ghost I-IV. The Slip è comunque stato pubblicato anche in formato CD in edizione limitata a 250’000 esemplari. Ammettiamolo pure, l’album non è dei più brillanti ma vanno comunque lodati alcuni brani come l’intimista Lights In The Sky e la misteriosa Corona Ratiata. Dopo una pausa dal progetto NIN che ha lasciato a Reznor il tempo di formare una band con la sua compagna Mariqueen Maandig (How To Destroy Angels) e di avvicinarsi al mondo del cinema grazie a colonne sonore azzeccatissime per David Fincher (The Social Network, premiata con l’Oscar, e The Girl With The Dragon Tattoo) i NIN tornano con Hesitation Mask (2013). L’album è caratterizzato da una musica elettronica ruvida e pungente, lontana dai loro primi lavori marcati dalla violenza della musica industriale. Ultimi gioielli della scuderia di Reznor l’EP Not the Actual Events (2016) e la riedizione di Broken, The Downward Spiral, With Teeth, Year Zero e The Slip (2017). Quest’anno è uscito anche l’EP Add Violence che, unito a Not the Actual Events e ad un terzo EP non ancora annunciato, formerà, a detta di Reznor, un vero e proprio trittico. Add Violence può essere considerato una risposta diretta e virulenta all’asetticità della musica pop e rock attuale. Attualmente Reznor e compari vogliono proporre una musica provocante ed emozionante dai suoni “sporchi”, freddi e ostili, agli antipodi di una musica “preconfezionata” acchiappa hits. Geniale l’apparizione dei NIN con She’s Gone Away nell’ultima stagione di Twin Peaks di David Lynch col quale Reznor aveva già collaborato nella colonna sonora di Lost Highway (1997) nonché nel il video Came Back Haunted (2013), diretto dal regista stesso. I NIN esistono ancora, questo è il messaggio, anche se la creatura ha mutato, si è ribellata. Forse perché mai riappacificata con il mondo.

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