La regina del circo bianco La regina del circo bianco

A cura di Michele Gazo, scrittore.

Intervista in esclusiva a Mikaela Shiffrin

Pochi atleti al mondo hanno totalizzato un numero di medaglie così elevato come la sciatrice olimpionica statunitense Mikaela Shiffrin, e praticamente nessuno ci è riuscito in così poco tempo come lei. Classe 1995, originaria di Eagle-Vail, in Colorado, Mikaela ha iniziato a sciare all’età di soli tre anni grazie all’incoraggiamento dei suoi genitori. Appena quindicenne è emersa a livello internazionale vincendo, nel 2010, lo slalom gigante e lo slalom speciale nell’importante trofeo Topolino, campionato mondiale riservato ai più giovani sciatori agonistici. Si è trattato solo dell’inizio di una folgorante carriera che, nel giro di appena otto anni, le è valsa un palmarès che vanta ben due medaglie d’oro e una medaglia d’argento olimpiche, tre medaglie d’oro e una medaglia d’argento ai Mondiali, due Coppe del Mondo nella generale e due Coppe del Mondo nello slalom speciale. Proprio con la vittoria di uno slalom speciale a diciotto anni, nel 2014, in occasione dei XXII Giochi olimpici invernali di Sochi, è diventata la più giovane campionessa olimpica in questa specialità nella storia dello sci alpino. Atleta appassionata e versatile (eccelle in almeno cinque delle sei categorie dello sci), ha fatto del suo sport una vera e propria missione fin dagli esordi della carriera. Attualmente Mikaela ha raggiunto un livello di preparazione e di performance sbalorditivo, che l’ha fatta accedere al gotha delle più grandi sciatrici di sempre. Oggi, felicemente fidanzata con lo sciatore professionista Mathieu Faivre, si prepara a nuove sfide, anche in qualità di Ambasciatrice dell’Eleganza Longines nel mondo, prestigioso ruolo di rappresentanza del celeberrimo marchio orologiero svizzero che riveste dal 2014.
Per conoscerla meglio come atleta e come persona le abbiamo posto alcune domande sulla sua carriera e sulla sua vita privata.

Mikaela, la tua carriera agonistica è iniziata quando avevi appena quindici anni, ma il tuo approccio allo sci è avvenuto quando ne avevi solo tre. Quanto ha condizionato la tua infanzia questa passione per lo sport? È sempre stata fonte di gratificazione personale o ha rappresentato anche un sacrificio?

Amo questo sport, e mi sento incredibilmente fortunata di aver avuto dei genitori che mi hanno trasmesso solidi valori fin dalla tenera età. Mia madre e mio padre sciavano entrambi a livello competitivo – mio padre a livello universitario e mia madre durante le scuole superiori e nel circuito dei Masters – e così lo sci è diventato uno stile di vita per me e per mio fratello Taylor. Mia mamma è una formidabile giocatrice di tennis, così noi spesso giocavamo a tennis e ci dedicavamo ad altri sport e allo stesso tempo sperimentavamo esercizi alternativi per ottenere l’equilibrio, la costanza e la coordinazione come andare in monociclo, palleggiare col pallone e altri. Ovviamente occorre un certo grado di sacrificio per diventare una sciatrice professionista…era sempre importante per me massimizzare il periodo d’allenamento sugli sci così come quello al di fuori delle piste osservando e studiando i filmati sportivi. Questo significa avere meno tempo da dedicare agli amici, ma d’altro canto non sarei stata in grado di diventare quella che sono.

Nonostante la tua giovane età, in soli cinque anni hai già vinto titoli olimpionici, campionati mondiali e coppe del mondo. Riuscire a ottenere tali e tanti risultati in un periodo così breve denota una costanza e una dedizione incrollabili nei confronti della propria preparazione.
Quanto tempo dedichi ogni settimana al tuo allenamento? C’è qualche segreto nel modo in cui ti prepari fisicamente e psicologicamente che ti va di rivelarci?

(Mikaela sorride arrossendo) Ti ringrazio. Non c’è nessun segreto a riguardo. È un grande impegno che porta via un sacco di tempo ma lo adoro. Non sono solamente concentrata nel vincere Coppe del Mondo o medaglie, ma faccio di tutto per essere al meglio di me stessa e sciare il più velocemente possibile. Il Campionato del Mondo si svolge ogni due anni mentre nella Coppa del Mondo si scia ogni settimana. Ora uno dei miei maggiori obiettivi è di vincere all’interno di cinque discipline e io sono una delle poche – se non l’unica – atlete del circuito che scia attualmente in tutte le specialità. Tecnicamente sono sei le specialità se consideri lo slalom parallelo come le altre discipline: slalom parallelo, slalom speciale, slalom gigante, combinata alpina, super G e discesa libera. Tra l’altro, il programma di quest’anno anticipa la Coppa del Mondo tanto per complicare le cose. Devo già riuscire a vincere il Super G, ma è soltanto uno dei miei obiettivi. Gli appuntamenti dove occorre sciare più velocemente portano a sacrificare gli eventi tecnici, così il mio team sta cercando di trovare il giusto equilibrio nella mia preparazione affinché possa evitare di affaticarmi troppo. Non è facile e mi ritengo fortunata di avere un così grande team intorno a me. Non c’è un segreto in tutto questo o una ricetta per il successo. Non è automatico, la via del successo è differente per ognuno. Come detto, il mio team monitora giornalmente i miei livelli di energia e regola la mia preparazione secondo le esigenze. Mia madre – una sorta di manager per me (insieme al mio agente Kilian Albrecht), allenatrice, la migliore amica e guida – è stata sicuramente una parte importante del mio team e, senza dubbio, ha contribuito in grande misura al mio successo fino a ora. Alcuni anni fa mi sono pure confrontata con uno psicologo sportivo per deconcentrarmi sulle cose che non riuscivo a controllare e focalizzarmi su ciò che potevo controllare. Per quanto riguarda il mio approccio all’allenamento, lo sci agonistico è assolutamente uno sport unico in ogni senso. Se pensi al tempo effettivo che spendo – o qualsiasi discesista spende – sciando sulle piste durante una giornata di allenamento…lasciami dire che una discesa dura all’incirca 60 secondi e che riesci a compiere sette discese in una sessione di allenamento. E questo richiede in alcune piste dalle tre alle cinque ore a seconda della velocità della seggiovia. In definitiva all’incirca sette minuti di pratica sportiva effettiva per tutta l’intera sessione d’allenamento, che è paragonabile, pensa, alle tre o cinque ore di chi gioca a tennis in una singola sessione. Questo mi fa riflettere sul fatto che il principio di allenarsi meticolosamente sia l’elemento di gran lunga essenziale.

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Nel 2013, in occasione della tua vittoria del Longines Rising Ski Stars, hai avuto modo di dichiarare che uno dei tuoi obiettivi, fin dall’inizio della tua carriera, era quello di diventare la più giovane vincitrice della Coppa del Mondo e di importi come giovane atleta. Passando in rassegna le tue medaglie, emerge come tu abbia fatto molto di meglio, vincendo praticamente tutto ciò che era possibile. Come è cambiata la tua vita da quando sei diventata una campionessa internazionale? C’è ancora qualche nuova sfida che ti intriga e ti motiva al massimo?

Come ho già detto, non sono esclusivamente focalizzata sulla Coppa del Mondo ma il mio obiettivo fondamentale è di essere al meglio della condizione e concentrarmi per sciare, ogni giorno, in ogni sessione d’allenamento e in ogni discesa, il più velocemente possibile. Così ci sono sempre nuove sfide che mi stimolano, cosa che oltretutto mi diverte. Tuttavia anche quando vinco una libera, non mi sento ancora una discesista…sto imparando sempre di più allenandomi nella discesa libera. Sono fortunata di avere delle compagne di squadra che sono delle ottime velociste e, essendo stata una delle più veloci nel gruppo delle discesiste durante la stagione 2018, la prima dove mi sono veramente impegnata nella discesa libera, questo è stato un grosso risultato per tutto il gruppo. Comunque la mia vita è cambiata non appena ho vinto l’oro olimpico a Sochi, più impegni con i media e con gli sponsor e più attenzione nei miei confronti…specialmente in Europa, ma la mia famiglia mi tiene con i piedi per terra.

Nel tuo invidiabile palmares quali sono state le emozioni e le soddisfazioni maggiori?
C’è qualche aneddoto particolare che ti va di raccontarci?

Quest’anno, l’oro olimpico nello slalom gigante è stato un traguardo di cui sono veramente orgogliosa, il raggiungimento di un grande risultato; tuttavia vincere la Coppa del Mondo nella classifica generale é un traguardo fondamentale per me. Bode Miller é stata una grande ispirazione nella mia maturazione e uno dei miei obiettivi non era essere una forte slalomista ma piuttosto un’esperta sciatrice completa…così vincere per due anni di fila due Coppe del Mondo nella generale è stato veramente speciale per me. Le Olimpiadi sono straordinarie ma si disputano solo ogni quattro anni e analogamente il Campionato del Mondo ogni due anni. Le gare nella Coppa del Mondo si svolgono in inverno ogni weekend, specialmente se gareggi in tutte le discipline.  Si tratta di una routine e può essere stressante cercare di mantenere la concentrazione per conservare i tuoi livelli di energia. Per essere più chiari, lo slalom è come correre i 100 metri e richiede una precisione tecnica incredibile mentre la discesa libera è come correre i 1500 metri. Sono discipline completamente differenti e non vedi spesso – se non mai – atleti che corrono contemporaneamente in pista e nella corsa campestre.

Di tutte le specialità in cui eccelli, ce n’è una in particolare che preferisci? E c’è una gara o una pista che ti appassiona in modo speciale?

Vi sono disparati appuntamenti che mi attirano sia per le discipline sia per altre ragioni. La Killington World Cup, è una delle mie preferite del circuito perché mi piace gareggiare di fronte al pubblico di casa molto appassionato delle gare sciistiche, cosa non molto frequente per il nostro sport negli Stati Uniti. Il numero di spettatori è tra i più alti di tutto il circuito della Coppa del Mondo e tifano per tutti gli atleti perché hanno un amore genuino per lo sport. E questo mi piace. Ma vi sono anche alcune località, negli Stati Uniti orientali, tutte le scuole di sci, come la Burke Mountain Academy nel Vermont, che ho frequentato, e club interessati allo sci nei quali mi possono vedere in TV.

Lo sci è uno sport a stretto contatto con la natura: quanto influisce la sintonia con l’ambiente circostante durante le tue prestazioni? Fai in modo di percepirlo a livello sensoriale per sfruttarne le caratteristiche oppure lo escludi mentalmente per concentrarti solo sui tuoi movimenti?

Si, lo sci è uno sport sempre a contatto con la natura, e non si può ignorare quanto sia bello se si considera questo fattore. È anche molto importante tenere a mente che non importa quanto bene scii, quanto giusti siano i miei movimenti, quanto forte io sia fisicamente, se sfido la montagna, la montagna vincerà sempre. Pertanto devo riuscire a sciare con combattività e con tutte le mie energie, ma  sempre nel rispetto della montagna e della natura che mi circonda.

C’è un’atleta al quale ti ispiri, che rappresenta per te un modello e un esempio?

Bode Miller è sempre stato una grande ispirazione per me. Ha sempre avuto un approccio non convenzionale allo sci alpino, e si è davvero impegnato a primeggiare in tutte le discipline. Una cosa che proprio ammiro in lui. Anche il mio compagno di squadra nella Atomic, Marcel Hirscher, è uno dei più grandi sciatori di sempre. Quello che fa, settimana dopo settimana, è da manuale e anche fonte d’ispirazione. Ho imparato moltissimo osservandolo sciare. Marlies Schild è stata una dei miei idoli della mia adolescenza ed è stato molto divertente sciare insieme a lei all’inizio della mia carriera.

Nell’ultimo campionato del mondo il divario tra te e Wendy Holdener ha superato i 600 punti: quali reputi siano le avversarie più impegnative nelle prossime competizioni, a partire da quella del 27 ottobre a Sölden, prima tappa della Coppa del Mondo 2018/2019? C’è una sciatrice in particolare verso cui avverti maggior rivalità agonistica?

C’è molta competizione in pista, in ogni gara. Nello speciale Frida Hansdotter, Petra Vlhova e Wendy Holdener sono le più toste in ogni gara, ma ci sono anche giovani come Bernadette Schild e Katerina Gallhuber che sono molto veloci e che potrebbero vincere prima o poi.
Nel gigante Tessa Worley, Viki Rebensburg, Ragnhild Mowinckel e praticamente tutta la squadra femminile italiana dello slalom gigante è sempre competitiva. E malgrado un trascorso di successi in super G e nella discesa libera, percepisco tanta rivalità e ho ancora tanto da imparare in gara.
Sarà duro battere Tina Weirather, Ilka Stuhec, la mia compagna di squadra Lindsey Vonn, Ragnhild Mowinckel, e Sofia Goggia, quando rientrerà dall’infortunio. Ad essere onesta, dopo tutti i nomi che ho elencato, ogni avversaria è forte e veloce e non puoi sottovalutare nessuno. Così la cosa migliore è proprio concentrarmi su me stessa e cercare di sciare al meglio delle mie possibilità.

Il prossimo mondiale di Åre si avvicina. Aver subito proprio lì il tuo infortunio al ginocchio tre anni fa quanto influisce psicologicamente sulle tue aspettative?

Sì, Åre é proprio un posto di contrastanti emozioni per me. In effetti la scorsa stagione vi ho gareggiato per le finali di Coppa del Mondo  vincendo lo slalom speciale e conquistando il secondo titolo nella discesa libera (purtroppo non siamo stati in grado di effettuare lo slalom gigante a causa del maltempo). È anche dove vinsi la prima gara di Coppa del Mondo. Tuttavia, ad essere onesti, là ho avuto ricordi più buoni che brutti, e non penso affatto all’infortunio. Cerco di focalizzarmi su ciò che sono in grado di gestire. Mi sento bene, mi sento in forma, e non vedo davvero l’ora, questa stagione, che arrivi il Campionato del Mondo in questa meravigliosa scenografia e allo stesso tempo la località che preferisco di tutto il circuito.

Con tutto il tempo che dedichi allo sci si può dire che questo sport occupi una porzione davvero importante della tua vita, compresa quella sentimentale: cosa si prova a essere fidanzata con Mathieu Faivre, uno sciatore professionista come te? Vi allenate insieme? Avete anche altri interessi in comune?
E magari anche progetti per il futuro?…

È veramente piacevole essere fidanzata con uno sciatore professionista, perchè mi comprende e capisce come mi devo organizzare e io comprendo i suoi impegni. Possiamo condividere tra di noi gli alti e bassi del nostro sport. Possiano anche evadere dallo sport come questa primavera quando ce ne siamo andati in vacanza…un ottimo cambio di passo per entrambi. È stata proprio la prima volta che ci siamo presi due settimane di vacanza ed è stato divertente stare insieme a due altri sciatori, la mia rivale Tessa Worley e il suo fidanzato Julien Lizeroux, lontano dalle piste da sci, come persone normali. Abbiamo differenti programmi di allenamento per la maggior parte del tempo, ma quando si accavallano è splendido fare qualche sessione insieme, andare a cena, o prenderci una pausa dallo sci per qualche ora. Detto questo, non possiamo vederci tutte le volte che vogliamo ma sappiamo il lavoro che facciamo, ci capiamo l’un l’altro, funziona così. Senza dimenticare che lui è uno dei più forti gigantisti del mondo. Di conseguenza penso che possiamo imparare molto l’uno dall’altro.

Dal 2014 sei Ambasciatrice dell’Eleganza Longines nel mondo. Come è avvenuto il tuo incontro con Longines? Quali aspetti senti di avere in comune con il celebre marchio orologiero svizzero?

Il mio agente, Kilian, era in contatto con Longines da qualche tempo e, quando si incontrarono, fu molto entusiasmante per me. Longines è una Maison prestigiosa di alto livello, ero molto eccitata per il fatto che desideravano fare una partnership con me ed è per questo che voglio sempre dimostrarmi orgogliosa nei confronti dell’azienda e della sua storia. È stato un grande onore essere nominata Ambasciatrice dell’Eleganza Longines nel mondo dopo atleti del calibro di Andre Agassi, Stefanie Graf e Aksel Lund  Svindal. Longines è il cronometrista ufficiale di gran parte delle gare della Coppa del Mondo e credo che la cosa più importante che ho in comune con il brand sia la necessità del massimo della precisione – per me nello sport, per Longines nel segnare il tempo – in una combinazione vincente.

Dal 2013 al 2015 hai vinto per tre volte consecutive il Longines Rising Ski Stars. Cosa ne pensi di questa gara e del contributo di Longines al mondo dello sci?

È stato un grande onore vincere tre volte il premio Longines Rising Ski Stars, un grande riconoscimento per i risultati ottenuti in quelle stagioni anche se non ero ancora in grado di vincere il Globo di Cristallo. Credo sia importante selezionare forti sciatori e ottime prestazioni, anche atleti più giovani sebbene non siano sempre vincenti, perchè per salire sul podio bisogna migliorare gradatamente. Il premio Longines Rising Ski Stars riconosce questi progressi ed è veramente importante!

Photo: Mikaela Shiffrin bacia la Coppa del Mondo generale 2018 ad Åre in Svezia.

© Longines

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