Cancellara Re della primavera Cancellara Re della primavera

Il ciclista svizzero bissa la storica doppietta Giro delle Fiandre Parigi-Roubaix- Il ritratto di un vero campione

Gianfranco Josti Giornalistaa cura di Gianfranco Josti, giornalista

(in aperturaFabian Cancellara sul selciato polveroso della Parigi-Roubaix)

Un vero campione di ciclismo entra nel cuore dei tifosi e ne suscita l’ammirazione non solo se si rende protagonista di grandi imprese, ma anche per quello che dice e che fa. Sotto questo profilo Fabian Cancellara, trentaduenne svizzero d’origini italiane, rappresenta il perfetto prototipo del campione con la c maiuscola.

Partiamo dalle sue parole prima che dai suoi straordinari successi che hanno caratterizzato l’inizio stagione, quella delle classiche. Al termine della Milano-Sanremo, disputata in condizioni proibitive, dopo essere stato battuto in volata dal tedesco Gerald Ciolek e dallo slovacco Peter Sagan, Cancellara ha dichiarato: “Oggi abbiamo vinto tutti”. Già perché quella che poeticamente è chiamata “La Primavera”, nell’anno di grazia 2013, è sprofondata nel più rigido degli inverni. Una violenta bufera di neve si è abbattuta su corridori e seguito al punto che gli organizzatori si sono visti costretti a Ovada a neutralizzare la gara, invitando i corridori a salire sui pullman e sulle ammiraglie per evitare il Turchino, davvero impraticabile, e la pericolosa discesa delle Manie, per concentrarsi a Cogoleto dove è ripartita, sempre in un clima gelido ma almeno non c’era più la neve che aveva trasformato le strade della corsa in una sorta di patinoire.

Qualche tifoso (cretino, passatemi il termine) si è permesso di criticare gli organizzatori per aver risparmiato ai concorrenti la discesa dall’altipiano delle Manie. Ora è pur vero che il ciclismo ha vissuto giornate altrettanto drammatiche soprattutto nel corso del Giro d’Italia, basti pensare al Bondone nel ’56, al Rolle nel ’62, al Gavia nell’88. In quelle occasioni si sono scritte pagine memorabili per gli “eroi” che hanno combattuto contro le avversità atmosferiche, contribuendo ad alimentare la leggenda del ciclismo. Ma la domanda che sorge spontanea è: ma solo i ciclisti debbono pedalare in qualsiasi condizione? Che il sole batta martellante a cinquanta gradi o il termometro scenda a meno dieci non fa differenza, il ciclista deve sempre e comunque andare avanti. Basterebbe questo per definire l’antico sport delle due ruote la disciplina più formativa dell’intero universo dell’agonismo.

Ma torniamo a Cancellara ricordando un episodio che conferma quanto detto all’inizio, cioè che un campione si contraddistingue anche per i gesti che compie. Tour 2010, il campione svizzero pedala in maglia gialla avendo vinto (per la quarta volta) il cronoprologo, questa volta a Rotterdam. Nella seconda tappa in una caduta a pochi chilometri dal traguardo sono coinvolti anche i suoi due compagni di squadra, Andy e Frank Schleck, il gruppo viaggiava pancia a terra per inseguire un drappello di fuggitivi tra cui il francese Chavanel che avrebbe potuto conquistare il simbolo del primato. Ebbene, Cancellara convince il gruppo a rallentare per consentire il rientro dei ciclisti attardati dalla caduta e dai relativi incidenti meccanici. Perde la maglia (che si riprenderà due giorni dopo) ma conquista l’ammirazione di tutto il seguito della Grande Boucle.

Quest’anno Fabian Cancellara nelle classiche del pavé ha replicato i trionfi conquistati nel 2010: Harelbeke, Giro delle Fiandre, Parigi-Roubaix. Tre anni or sono fu vittima di odiosi sospetti, fu accusato di usare una bicicletta truccata, secondo alcuni una speciale borraccia conteneva un motore elettrico che lo svizzero metteva in moto quando era il caso di staccare tutti e di involarsi solitario verso il successo. Ci furono inchieste, persino un pubblico ministero italiano, Raffaele Guariniello, si interessò al caso per verificare se le accuse mosse a Cancellara avessero fondamento. Ovviamente i maligni sospetti non ebbero alcun riscontro. Stavolta, a fronte dei medesimi risultati, ottenuti con lo stesso piglio, il ciclismo ha semplicemente preso atto che quando “il treno di Berna” si mette in moto non c’è scampo per gli avversari. Visto che Cancellara non è un autentico sprinter, il solo modo per essere sicuro di conquistare la vittoria è arrivare da solo. L’ha fatto e rifatto. Da grande, autentico campione, quello con la c maiuscola. D’altronde un corridore che ha conquistato dieci medaglie, a cronometro, ai mondiali, ai Giochi Olimpici, da juniores, Under 23 e da professionista, è chiaro che preferisca pedalare da solo piuttosto che in compagnia di un gruppo a volte troppo rissoso.

Nelle classiche primaverili anziché con l’ex campione del mondo Tom Boonen, bersagliato dalla sfortuna e messo fuori gioco da una brutta caduta al Fiandre, Fabian Cancellara ha dovuto confrontarsi con un giovane slovacco, Peter Sagan, ventitré anni. Secondo alla Sanremo, secondo alla “Ronde”, secondo ad Harelbeke il talentuoso corridore che difende i colori italiani della Cannondale ha comunque iscritto il proprio nome in una delle grandi classiche del Nord, la Gand-Wevelgem, altra corsa avversata dal maltempo, disputata quindi su una distanza ridotta. E a conferma della sua versatilità ha centrato anche una semiclassica, la Freccia del Brabante in virtù della quale figurava tra i grandi favoriti per l’Amstel Gold Race che da qualche anno segna l’inizio delle corse delle Ardenne.

Qui, a differenza di Fiandre e Roubaix tutti gli attesi protagonisti sono venuti meno al ruolo che era stato loro assegnato. Infatti sulle “cotes” c’è stato un vero e proprio festival degli outsider. La classica olandese ha riportato agli onori della cronaca il ceko Roman Kreuziger, approdato quest’anno alla corte di Contador per fare da spalla al fuoriclasse spagnolo nei grandi Giri.

La Freccia Vallone avrebbe dovuto esaltare il campione del mondo in carica, Philippe Gilbert che nel 2010 era stato autore di una storica tripletta (Amstel-Freccia-Liegi) impresa riuscita solo nel 2004 a Davide Rebellin. Invece sul terribile Muro di Huy a tagliare per primo il traguardo è stato lo spagnolo Daniel Moreno Fernandez, preziosa spalla di Joaquin Rodriguez splendido vincitore della Freccia l’anno prima.
Come tradizione vuole è stata la decana delle classiche, la Liegi-Bastogne-Liegi a far calare il sipario sui grandi appuntamenti primaverili delle gare in linea. La vittoria di Vincenzo Nibali al Giro del Trentino, dopo un appassionante confronto con sir Bradley Wiggins aveva messo in cima al pronostico degli scommettitori il corridore siciliano insieme con Gilbert e “Purito” Rodriguez.
Sicuramente vedere sulla linea d’arrivo il successo dell’irlandese Daniel Martin, che deve la sua relativa notorietà soprattutto a due vittorie conquistate in Italia, la Tre Valli Varesine del 2010 e il Giro di Toscana del 2011 è stata una grossa sorpresa. Per un’ intera stagione il suo nome era sparito dagli albi d’oro del ciclismo, ritrovarlo al termine della Liegi lascia per lo meno perplessi. Ma il ciclismo di oggi è capace di stupirci in ogni circostanza.

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