Bastano semplici bastoni da Nordic Walking per trasformare una camminata in un’esperienza indimenticabile

a cura di Chiara M. Battistoni, ingegnere

Ricordo ancora la prima volta di molti anni fa, quando impugnai il mio primo paio di “bastoncini” (più noti come bastoni) da Nordic Walking per muovere i primi passi. Mi parve di volare; fu allora che dissi che usare i bastoncini era come mettere le ali; una sensazione che ebbi modo di rivivere tante altre volte, almeno finchè durò il periodo iniziale di formazione, quello in cui a ogni uscita avevo qualcosa da scoprire. Poi arrivò quella fase, altrettanto straordinaria, che, superata la difficoltà tecnica del principiante, mi dava la possibilità di apprezzare ogni singolo movimento per regalarmi una rinnovata libertà di movimenti, pronta a trasformarsi nel piacere di godere fino in fondo del panorama che ci circonda.

Tratto di passeggiata sul sentiero della natura Bellavista, Vetta Monte Generoso

Non solo sport

Nordic Walking: se traducessimo in italiano queste due parole parleremmo di camminata nordica o, con più semplicità, camminata con i bastoncini. “Nordica” perché nella sua forma moderna nacque più di quindici anni fa in Finlandia, dove è oggi sport popolarissimo, per diffondersi poi con rapidità in tutto il Nord Europa e scendere verso le Alpi, affascinando Germania, Austria e Svizzera. Il termine inglese con cui la disciplina è oggi nota al mondo risale al 1997; semplifica il termine finlandese “Sauvakaevely” con cui già negli anni Trenta del Novecento si indicava quell’attività con i bastoncini che permetteva alle squadre di biathlon e sci nordico di allenarsi “a secco”, nei periodi caldi, sfruttando le centinaia di chilometri pianeggianti tra i boschi e i laghi. All’epoca la parola finlandese era tradotta in Ski Walking; ancora non si parlava di Nordic. Poi arrivarono gli anni cupi della Seconda Guerra Mondiale, con i finlandesi impegnati a combattere con coraggio e determinazione prima i tedeschi e poi i russi; anni di sofferenza e isolamento, di distruzioni e di scelte eroiche che lo scrittore Arto Paasilinna descrive oggi con intensità e intelligente ironia nei tanti romanzi tradotti dal finlandese in italiano. Infine arrivarono gli anni Ottanta e Novanta, con la rinascita della Finlandia, un Paese che affascina con le sue curve morbide, quelle naturali dei mille laghi e delle sue coste e quelle artificiali disegnate prima, costruite poi dal genio dell’architetto Alvar Aalto. Fu in quegli anni che lo Ski Walking divenne Nordic, con il contributo degli studi di biomeccanica, condotti nel mondo anglosassone. Si capì presto che camminare con i bastoni simili a quelli da fondo faceva un gran bene tanto all’apparato cardio-circolatorio che a quello muscolo – scheletrico; fu così che la disciplina cominciò a diffondersi a macchia d’olio, in tutto il mondo, con una spiccata propensione per il continente europeo.

L’armonia del gesto, l’armoniadella natura 

Il Nordic Walking contemporaneo, quello che molti di noi praticano utilizzando tecniche diverse (in funzione della lunghezza scelta del bastoncino, infatti, le tecniche cambiano) è una disciplina assai diffusa che ha il pregio di associare al gesto tecnico e atletico la componente ambientale; con un paio di bastoncini si può letteralmente partire alla scoperta del mondo, con il vantaggio di avere a disposizione strumenti, i bastoni appunto, che contribuiscono a rendere meno violento l’impatto del nostro corpo sul terreno (una delle ragioni per cui il Nordic è tuttora considerato attività sportiva a basso impatto per le articolazioni, a patto, è ovvio, che lo si pratichi utilizzando correttamente le tecniche previste). Che si scelga l’asfalto delle piste pedonali delle nostre città o lo sterrato dei tanti sentieri che attraversano le nostre terre, la sensazione di leggerezza e di rassicurante tranquillità che se ne ricava è molto simile. Cambiano, ovviamente, l’intensità dello sforzo e la percezione della fatica (misurata, per esempio, con la scala di Borg), non cambia invece il beneficio che se ne ricava, quella sensazione di benessere che si traduce nello star bene con se stessi e con gli altri.

Come ogni attività all’aria aperta, anche il Nordic Walking regala ai suoi appassionati la serenità della fatica fisica, la gioia del contatto con l’ambiente che ci circonda, l’unicità del proprio ritmo di respiro per esplorare il mondo. In quella camminata un po’ buffa, in cui i bastoni sono a tutti gli effetti due nuovi appoggi (proprio come quando si camminava a quattro zampe), c’è tutta l’intensità del tempo che torna a scorrere lento, lento come i nostri movimenti. C’è tutta l’armonia delle nostre braccia e delle nostre gambe che si muovono alternativamente, in un esercizio di coordinazione per nulla scontato, per nulla banale. Viene proprio voglia di scrivere “Cammina che ti passa!”. Ne sono sicura, lo avrete sperimentato anche voi; ci sono giornate in cui, più stanchi del solito, magari arrabbiati o solo un po’ giù di tono, aprite la porta di casa e uscite, a spasso. Camminare è il primo e cruciale passo per vedere il mondo con occhi diversi; capita che ce ne rendiamo conto solo quando questo gesto così usuale ci è precluso, per un incidente, una malattia o più semplicemente gli impegni quotidiani. Se poi conoscete già i fondamentali delle tecniche della camminata con i bastoncini, prendete i bastoni, indossate un paio di scarpe da ginnastica e partite alla riscoperta di quell’intima armonia che ci avvicina alla natura e contribuisce a metterci di buon umore. I vostri pensieri si rasserenano, il respiro detta i tempi, le mani si contraggono e si aprono, i bastoncini poggiano sul terreno, diventano strumento per scaricare parte del nostro peso e, al tempo stesso, allenare le nostre braccia, i piedi lavorano attivamente, tacco e punta, tacco e punta in un movimento che come quello di contrazione delle mani contribuisce ad attivare la pompa venosa. Il Nordic Walking è anche questo; attività del benessere, capace di allenare con efficacia il sistema cardiocircolatorio, perché agisce dolcemente su buona parte della muscolatura.

La sinfonia del Nordic 

Afferrare e rilasciare i bastoncini, caricarli per dare slancio al passo che sarà così più lungo di quanto non sia abitualmente, lavoro attivo di mani e di piedi, è questa la sinfonia del Nordic: tonificare il corpo, rasserenare lo spirito. Ed è proprio in questo “massaggio” dello spirito e del corpo che il Nordic e più semplicemente la camminata regalano il meglio di sé, offrendo a ciascuno di noi la possibilità di vivere con pienezza la nostra fisicità e la nostra spiritualità. Una pienezza che la maestosità dei nostri paesaggi trasforma in un dialogo infinito con la natura, suggerendo la possibilità, nello spazio di un’ora o poco più di auto dalle principali città del Canton Ticino, di sperimentare paesaggi profondamente diversi, dai dolci declivi di Cardada, terrazzo naturale sul Lago Maggiore e sulla vicina Italia, alle vette che fanno da cornice al ghiacciaio del Basodino, oppure, alle vette del Monte Tamaro e del Monte Lema, e del Monte Generoso. È in queste arene naturali, ognuna con le proprie caratteristiche, che l’appassionato escursionista e il Nordic Walker possono scegliere il proprio itinerario; ogni percorso è prima di tutto un’avventura personale, un viaggio in se stessi; a maggior ragione, dunque, ogni itinerario va meditato, preparato, soprattutto quando si raggiungono e si superano i duemila metri di quota e si entra in quella zona in cui gli eventi atmosferici fanno la differenza sulla nostra sicurezza e sulla nostra tranquillità.

Camminare, farlo con un paio di bastoncini da Nordic Walking, è un piacere davvero speciale, reso ancor più vivo quando il sentiero scelto soddisfa le nostre aspettative, ci permette di applicare al meglio la nostra tecnica favorita, ci propone panorami inediti. Che si amino gli scenari prealpini e lacustri, come quelli di Cardada, o si cerchi ambienti più aspri, da alta montagna come in Val Bavona, il Nordic sa adattarsi, o meglio, sono le tecniche applicate che consentono di apprezzare a fondo il percorso, strada o sentiero tracciato; là dove le pendenze si fanno importanti, i bastoncini si trasformano in un sostegno alla marcia e per un po’ la progressione diventa più simile a quella del trekking che a quella del Nordic.

Camminare, scegliere di mettersi in cammino, è un’avventura del corpo e della mente, un atto di libertà suggellato dalla natura; non c’è itinerario percorso che non lasci in noi tracce di emozioni vissute, di panorami osservati, respirati, toccati, di parole sussurrate o pensieri interrotti dalla fatica o dallo stupore, trasformati in immagini indelebili, che vivono in noi e riaffiorano quando per le mille ragioni della vita quotidiana ci è preclusa la possibilità di aprire la porta e uscire a camminare. Ricordate le Confessioni di Jean Jacques Rosseau? È tra quelle pagine che scrisse “La marcia ha qualcosa che anima e ravviva le mie idee: non posso quasi pensare quando resto fermo; bisogna che il mio corpo sia in moto perché io vi metta il mio spirito.”

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