Una scelta perdente.

mentire colloquio

a cura di Emanuela Capra

Il mercato del lavoro sta vivendo una situazione di competizione sempre più agguerrita e l’attuale contesto di crisi si riflette in un numero di candidature sempre più elevato per ogni singolo posto di lavoro messo a concorso

I candidati che sono invitati a un colloquio vivono quindi un momento di particolare sfida e la tentazione di abbellire la propria immagine è grande.
Quali sono le varie strategie adottate dai candidati durante un colloquio?
Un candidato che non vuole rispondere a una domanda imbarazzante durante un’intervista può essere portato a utilizzare vari metodi, che spaziano dall’omissione fino alla menzogna.
Tra le omissioni più frequenti si riscontra, per esempio, il fatto che le persone in questione dimenticano di dire apertamente che stanno cercando un posto a tempo parziale, in quanto sanno perfettamente che una tale affermazione ridurrebbe le loro opportunità di successo. Un’altra classica “amnesia” è quando il candidato evita di parlare di un eventuale licenziamento subito o che tenta di dissimulare un periodo di inattività nel proprio percorso professionale. Generalmente, i metodi utilizzati dai candidati per valorizzarsi durante un colloquio possono essere suddivisi in cinque livelli.

Il primo livello è quello della promozione della propria persona, dove il candidato si descrive in termini positivi ponendo l’accento sulle proprie qualità.

Il secondo livello è invece quello dell’aggiustamento della propria immagine, dove il candidato tenta di migliorare l’immagine che trasmette al responsabile reclutamento. Un esempio potrebbe essere dato dal fatto di giustificarsi con l’intento di evitare un’impressione negativa.

Il terzo livello consiste nel fatto di difendere e di proteggere la propria immagine. In questo caso il candidato si avvale della strategia di omettere determinati punti deboli o di non rivelare le sue vere motivazioni. Ad esempio potrebbe distanziarsi da determinati errori commessi, attribuendo le rispettive responsabilità ad altri colleghi.

Il quarto livello è quello che induce il candidato ad abbellire leggermente la propria immagine associando determinate esperienze del passato oppure esagerando le proprie competenze.

Il quinto livello rappresenta palesemente una menzogna, in quanto il candidato dichiara di possedere delle competenze che in realtà non ha, oppure inventa esperienze che non ha mai vissuto.

Quali strumenti ha a disposizione la persona addetta al reclutamento?
I due strumenti principali di cui può avvalersi il Recruiter per identificare eventuali discordanze, sono l’osservazione e l’ascolto. Quando una persona tenta di nascondere qualcosa, il linguaggio del corpo non sarà in grado di dissimulare la realtà e alcuni gesti tradiranno la sua intenzione. Basta quindi osservare le sue emozioni, la comunicazione verbale e quella inconscia.
Alcuni segnali di autoprotezione, quali il coprirsi la bocca con la mano, grattarsi il naso o allentare il colletto della camicia, sono in contraddizione con quanto affermato nel discorso. Anche gli occhi riflettono chiaramente il nostro pensiero. Il fatto che siano sfuggevoli potrebbe per esempio indicare che non si voglia rispondere alla domanda. Se la persona sta inventando, sarà attivato il suo emisfero sinistro (per un destrimano) ma la persona sarà portata, suo malgrado, a dirigere il suo sguardo verso destra. Viceversa, quando sta cercando un’informazione nella sua memoria, sollecita il suo emisfero destro, e i suoi occhi si dirigeranno automaticamente verso sinistra. Sul piano della comunicazione verbale è pure fondamentale il fatto di analizzare i cambiamenti di soggetto nel discorso, oppure il grado di dettaglio delle risposte. Infatti, più l’individuo si mostra evasivo più è lecito nutrire dei dubbi riguardo alla sua sincerità. Viceversa, un’esposizione dettagliata della propria esperienza dà credibilità al discorso del nostro interlocutore. Inoltre, può anche essere utile prestare attenzione alle ripetizioni e ai momenti di silenzio, potrebbero significare che la persona ha bisogno di guadagnare tempo per preparare una risposta.

Assumete un atteggiamento attivo e dirigete la conversazione
Una volta che avete scoperto delle incoerenze, dovrete dar prova di tatto e diplomazia nel formulare domande più precise senza comunque offendere o giudicare il vostro interlocutore. Le vostre domande vi permetteranno di portare alla luce le emozioni del candidato, e potrete quindi continuare ad osservare il suo comportamento allo scopo di smentire o di confermare i vostri dubbi. Qualora riscontriate che il candidato tenda a eludere un determinato soggetto, potete porre le stesse domande sotto angolazioni diverse, oppure potete affrontarlo in modo più diretto dicendo chiaramente che non ha risposto alla domanda. Anche le allusioni permettono di analizzare le reazioni del proprio interlocutore. Il confronto diretto è certamente il metodo più efficace, ma rischia di compromettere i rapporti futuri oppure di innescare il meccanismo contrario portando il candidato ad alzare un muro. Non dimentichiamo che l’obiettivo principale di un colloquio è quello di acquisire più informazioni possibili, nell’ottica di una selezione ottimale.
Prendete le redini della conversazione e chiedete delle precisazioni. Non tollerate risposte vaghe e obbligate il vostro interlocutore a ripetere facendo finta di non aver capito bene. Attenzione, però, alle conclusioni troppo affrettate. Non dobbiamo dimenticare che i candidati impegnati in un colloquio possono sentirsi stressati, e che gli elementi non devono essere interpretati singolarmente. Dobbiamo tenere in considerazione tutto l’insieme dei gesti e della comunicazione verbale, e anche il comportamento abituale. Infatti, una persona di indole timida e introversa tenderà per natura a fornire risposte brevi, ma ciò non significa che nasconda qualcosa. D’altro canto, una persona di natura loquace che risponde semplicemente con dei sì e dei no denota chiaramente di non aver intenzione di dilungarsi su un determinato argomento, e questo può dare adito a sospetti. In generale, partite dal presupposto che il candidato è sincero, a meno che tutti i segnali non vi indichino il contrario…

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