Roberto Malnati, Direttore e Fund Manager di Global Opportunity Investments SA, Lugano

A cura di Roberto Malnati*.

Vi ricordate il giorno in cui il portavoce di Angela Merkel, il sottosegretario Steffen Seibert annunciò che c’era il sospetto fortissimo, anzi forse la certezza, che la National Security Agency americana avesse messo sotto controllo il cellulare della Cancelliera e sistematicamente ascoltato e registrato ogni sua conversazione ? “Esigiamo spiegazioni immediate, è inaccettabile un comportamento simile tra i nostri due paesi, amici, partner e alleati dal dopoguerra”, disse con enfasi Seibert parlando esplicitamente a nome di Angela Merkel.

La Cancelliera poi telefonò a Barack Obama chiedendo in tono severo spiegazioni immediate. Il Presidente, dicono i suoi portavoce, tentò di rassicurarla. “Angela, non stiamo spiando il tuo cellulare, te lo assicuro”, le disse usando il telefono rosso.

Poi apparve sulla scena il portavoce di Barack Obama, Jay Carney “Il Presidente ha detto alla signora Merkel che gli Stati Uniti non sorvegliano e non sorveglieranno mai il suo telefono” precisando poi che “La Casa Bianca avrebbe subito avviato le dovute verifiche sui metodi di raccolta dati ad opera dell’intelligence”.

La vera sorpresa di questa rappresentazione teatrale è che ci sia ancora qualcuno in grado di sorprendersi del fatto che ciascuno di noi è costantemente spiato.

Se possedete un telefono di vecchio tipo, definito “non intelligente”, la posizione in cui vi trovate è nota alla compagnia telefonica con cui avete stipulato l’abbonamento, e a chi può richiedere ad essa la vostra posizione e in casi estremi i vostri messaggi o la registrazione delle vostre chiamate. Se il vostro telefonino è invece “intelligente”, e ormai più del 60% dei telefoni mobili attivi lo è, ci pensa il vostro apparecchio a comunicare ad un grande numero di soggetti, nella maggior parte dei casi dislocati all’estero, la vostra posizione.

Se siete riusciti a stupirvi delle rivelazioni di “Le Monde” sulle 70 milioni di telefonate francesi sorvegliate dalla National Security Agency in un solo mese, dovreste sapere che la sorveglianza così effettuata non acquisisce tutti i contenuti integrali delle nostre comunicazioni, bensì cattura i meta-dati ossia chi ha chiamato chi, da dove, quando e per quanto tempo. L’intercettazione dei contenuti scatta semmai ex post, se gli algoritmi che analizzano i meta-dati segnalano qualcosa di sospetto.

Con il vostro telefonino intelligente, gli stessi dati che la National Security Agency acquisisce di nascosto, vengono da voi concessi senza alcuna remora a fornitori di servizi di messaggistica, di social network, di fornitura di servizi mail, di servizi di trasporto. E mi fermo qui perché l’elenco è veramente lungo.

Questi soggetti, a differenza della National Security Agency, i vostri dati li detengono con il vostro consenso, comprese tutte le fotografie scattate dal vostro telefonino, anche quelle che, con il senno di poi, non avreste voluto aver scattato e che si depositano nei loro giganteschi server, prima di essere trasferite al vostro interlocutore a cui avete pensato di mandarle in esclusiva.

Più il servizio che vi viene offerto risulta gratuito, comodo, “social” e alla moda e più divora e conserva i vostri dati. Ne consegue che tutto ciò che vi viene offerto gratis ha un costo per voi nascosto che è spesso un multiplo del servizio che ricevete.

Se non volete essere spiati dovreste rinunciare a tutti questi vantaggi e dovreste anche considerare di smettere di usare tutte quelle tessere che vi consentono di partecipare a sconti e promozioni, a inviti per eventi esclusivi, alla partecipazione a concorsi a premi e magari anche alla consulenza gratuita da parte delle fashion stylist e beauty consultant.

Vi chiederete: Perché rinunciare alle tessere ? Ho i punti. Ho gli sconti, risparmio !

Proviamo a leggere un generico regolamento di una di queste tessere: Il trattamento dei dati sarà effettuato da personale alle dirette dipendenze del Titolare e/o da persone fisiche o giuridiche da questo appositamente individuate quali responsabili o incaricati del trattamento. I dati forniti non saranno in alcun caso oggetto di diffusione o comunicazione a terzi, fatti salvi i soggetti cui la facoltà di accedere ai dati sia riconosciuta da disposizioni di legge o da ordini delle autorità.

Fin qui tutto bene. Cosa posso rischiare? Che un generico articolo con cui è stato commesso un reato mi porti le forze dell’ordine a casa perché risulto tra i compratori? Non siamo a C.S.I. e non compro motoseghe o veleni con lo sconto.

Proseguiamo con la lettura: … nonché i soggetti, anche esterni e/o esteri, di cui il Titolare si avvale per lo svolgimento di attività strumentali e/o accessorie alla gestione della Carta e all’erogazione dei servizi e dei benefici ad essa connessi, ivi compresi i fornitori di soluzioni software, web application e servizi di storage erogati anche tramite sistemi di Cloud Computing ed utilizzati a questo fine.

Ecco. Quindi chiunque può virtualmente accedere ai nostri dati, e ritorniamo al punto di partenza. Buona parte degli erogatori di questi servizi, ovviamente quelli meno cari e più efficienti, sono al di fuori dei confini nazionali. Avere una tessera intelligente è quasi come avere un telefonino intelligente. Un gran numero di dati che riguardano la nostra vita vengono archiviati in qualche luogo lontano. Magari nello stesso luogo dove si trovano memorizzati per l’eternità tutti gli acquisti che avete effettuato con la vostra carta di credito.

In un mondo sempre più orientato ai consumi, e lo dimostrano le iniziative di vendita a prezzi ultrascontati o il lancio del nuovo gadget tecnologico di moda, che raccolgono migliaia di persone accalcate per ore di fronte agli ingressi dei negozi in attesa dell’apertura, abbiamo rinunciato definitivamente alla nostra privacy.

In prospettiva il nostro controllo sarà sempre più invasivo. Varchi autostradali di pagamento o verifica del pagamento registrano e registreranno ogni nostro passaggio, cosi come le assicurazioni che forniscono scatole nere agli utenti che volontariamente accettano di installarle a bordo per avere sconti sulle tariffe. E quelle scatole nere, di cose, ne sanno parecchie: conoscono quali strade abbiamo percorso, a che ora e in quale giorno, quanti chilometri abbiamo fatto, quante volte abbiamo frenato o superato il limite. Ma soprattutto dove ci siamo fermati. Registrano qualunque cosa accada al veicolo, da quando ci mettiamo al volante a quando scendiamo. Una gran mole di informazioni che attraverso l’antenna Gps viene inviata in tempo reale alle assicurazioni per essere elaborata e finire nei report online che in teoria dovrebbero essere solo per uso e consumo dell’automobilista. Ma come vengono elaborati tutti questi dati e da chi, spesso non è dato saperlo. Se un dipendente infedele cedesse questi dati a chi, già dispone della nostra rubrica del telefonino, si potrebbe sapere anche da chi ci fermiamo e per quanto tempo.

Google, il più grande fornitore mondiale di servizi gratuiti di ricerca, messaggistica e navigazione, senza che qualcuno di noi abbia speso volontariamente un solo franco o dollaro per questi servizi, ha di recente presentato un bilancio talmente redditizio che le proprie azioni con un rialzo a 2 cifre hanno superato il valore dei 1000 dollari. Valevano 85 dollari il 18 agosto del 2004.

Con ogni probabilità questo articolo, che ho memorizzato su un notissimo servizio di Cloud Computing prima di inviarlo, ovviamente per mail all’editore, e che contiene anche se in contesti differenti parole chiave come “reato”, “veleno”, “National Security Agency” e “Barack Obama”, ha acceso una lampadina da qualche parte là fuori.

*Roberto Malnati, Direttore e Fund Manager di Global Opportunity Investments SA, Lugano.

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