La “versione” di Prechter

francesco arcuccia cura di Francesco Arcucci, Professore

In base alla teoria economica quando diminuiscono i prezzi aumenta la quantità domandata e diminuisce quella offerta, mentre quando i prezzi aumentano la domanda dovrebbe calare e l’offerta aumentare. Questa legge dell’economia dovrebbe valere per qualsiasi tipo di bene, sia di consumo, sia strumentale o di investimento, ma nella realtà non è così.

Quando scendono i prezzi i centri commerciali si riempiono, ma le borse si svuotano. Per le borse sembra che valgano delle leggi diverse. Come mai? Questa differenza fra il comportamento dei prezzi dei beni della produzione corrente e di quelli dei capital assets ha fatto nascere l’esigenza negli ultimi decenni di sviluppare una teoria della finanza diversa dalla teoria economica. Quest’ultima si applica in particolare ai beni della produzione corrente che sono acquistati e venduti per un uso specifico da soggetti (famiglie o imprese) che sono strutturalmente acquirenti o venditori di un certo bene. La teoria della finanza invece si adatta ai capital assets e tipicamente alle attività finanziarie per cui non vi è uno specifico uso, e ogni operatore ( famiglia, impresa o istituzione) può presentarsi sul mercato oggi come acquirente e domani come venditore, in relazione alle prospettive di conservazione e accrescimento del valore delle attività medesime.

L’elemento distintivo della scienza economica è la stabilità dei mercati attraverso il prezzo che equilibra la domanda e l’offerta ai vari livelli del prezzo medesimo. L’economia tende quindi all’equilibrio che corrisponde alla massimizzazione dell’uso delle risorse, così come avviene per le forze operanti nel mondo fisico. È per questo che è stato detto correttamente che i padri della scienza economica, Adam Smith e David Ricardo, hanno fondato l’economia basandosi su taluni principi tratti dalla fisicameccanica di Newton.

Per la finanza è diverso poiché la sua caratteristica è l’instabilità dei mercati, in quanto se la domanda aumenta al crescere del prezzo (e l’offerta si riduce), il prezzo continua a salire squilibrando sempre di più la domanda rispetto all’offerta. A questo punto il problema diventa quello di trovare nuove e differenti regole che governino la determinazione del prezzo. Infatti se ci limitassimo a dire che al crescere del prezzo aumenta la quantità domandata, e ciò determina un ulteriore aumento del prezzo in una spirale senza fine, diremmo una cosa non vera. Il prezzo ad un certo momento trova dei limiti, ma in base a quali regole, visto che non sono quelle classiche della domanda e dell’offerta, e cioè dell’equilibrio economico?

A questa domanda sono stati fatti diversi tentativi per trovare una risposta. Quello più ortodosso si riferisce agli studi di Eugene Fama, che ha inventato la teoria secondo la quale i mercati finanziari solo in apparenza sono instabili, in realtà sono efficienti. Infatti il rendimento di tutti gli strumenti finanziari è eguale se ponderato per la volatilità del prezzo dei medesimi, cioè per il rischio. Nei mercati finanziari varrebbe la Random Walk Theory, la teoria della passeggiata a caso, in base alla quale la sequenza dei prezzi è casuale: le probabilità che il prezzo salga o scenda a partire da un certo livello sono pari al 50%. Secondo questa teoria nessun analista e nessun operatore può avere un vantaggio competitivo (salvo disponga di informazioni confidenziali vietate dalla legge) e se, in certi casi, un determinato gestore di fondi ottiene una sovraperformance rispetto al mercato, ciò è dovuto soltanto a fattori casuali, destinati ad essere annullati e capovolti in futuro. È nota la storiellina del gestore cinese che per la metà dei clienti acquistava e per l’altra metà vendeva, e saggiamente diceva:”Almeno mi rimane la metà dei clienti!”.

A questa teoria dell’efficienza dei mercati si sono contrapposte varie teorie basate sulla inefficienza dei mercati. Queste teorie eterodosse della finanza partono dal principio che l’essere umano non è composto soltanto da razionalità, ma anche da emotività, pregiudizi, orgoglio e vanità etc., e quindi sui mercati finanziari si scontrano due forze: il desiderio di guadagnare (greed), e l’ancora più forte paura di perdere (fear). Fra le teorie che contraddicono l’ipotesi di mercati finanziari efficienti, vi è la Elliott Wave Theory, che è stata presentata da uno studioso di nome Elliott agli inizi degli anni ‘30, ma è stata riproposta e perfezionata alla fine degli anni ‘70 da Robert Prechter, che ne è diventato il grande sacerdote.

 

Robert Pretcher

Secondo Prechter i mercati, e in particolare quelli azionari, procedono nella direzione di un impulso rialzista o ribassista. Se immaginiamo che l’impulso sia rialzista vi sarà un movimento a cinque onde al rialzo e tre onde al ribasso. La sequenza sarà quindi: onda 1 (al rialzo), onda 2 (correttiva al ribasso), onda 3 (al rialzo potente), tale onda è chiamata anche l’estesa, onda 4 (correttiva al ribasso), onda 5 (al rialzo come ultima onda del movimento rialzista). Poi vi sarà una correzione di tutto il movimento rialzista con tre onde: onda A (al ribasso), onda B (correttiva al rialzo), onda C (al ribasso che termina la correzione). Poi riprenderà l’impulso con cinque onde di cui tre al rialzo e due al ribasso. Questa formazione è modale, cioè si ripete a diversi ordini di scala, creando delle figure che sono dei frattali. Può quindi dirsi che la teoria di Prechter è una teoria semplificata in termini grafici della teoria dei frattali, e cioè della teoria del Caos. Come si vede, in economia vi sono elementi di una teoria causale di tipo newtoniano, elementi della teoria statistica del caso, ed elementi della teoria moderna del Caos.

Un’altra intuizione di Prechter è stata quella che la lunghezza dei vari movimenti in cui si succedono queste onde, di impulso e correttive, è schematizzabile (patternable) secondo la serie di Fibonacci. Quest’ultima come tutti sanno prevede che ogni numero stia al successivo come 0,618, e al precedente, come 1,618. Per spiegare ciò Prechter fa il seguente ragionamento: i prezzi in borsa non sono nient’altro che l’espressione di un processo di sviluppo, e quindi come tali riflettono le caratteristiche dei processi di sviluppo, ad esempio della riproduzione dei conigli, che viene rappresentata correttamente con la serie di Fibonacci. Del resto questa serie è molto importante e conosciuta fin dal tempo degli egiziani attraverso lo studio della sezione aurea (0,618), che caratterizza moltissimi fenomeni in natura, dalla forma delle conchiglie e delle foglie, a quella delle galassie. Mettendo insieme la struttura modale delle onde che si succedono in ranghi sempre più grandi (millenium, supercycle, cycle, primary, intermediate, minute, minuette etc.) con le relazioni della serie di Fibonacci, Prechter ha creato una teoria in cui i movimenti dei mercati sono predestinati e, sapendoli leggere, si può arrivare a conoscere il futuro andamento degli indici azionari delle varie piazze finanziarie, anche se Prechter si è dedicato in particolare alla piazza finanziaria più importante, e cioè quella di New York.

A questo punto il ragionamento che fa Prechter è il seguente: si immagini che dal punto di vista borsistico l’era moderna abbia iniziato nel decennio 1780 (che ha caratterizzato la rivoluzione americana e le fasi iniziali di quella francese, due Paesi che si sono affiancati alla Gran Bretagna nella grande rivoluzione industriale). In quel decennio si è quindi partiti da un punto di minimo, e l’impulso è stato verso l’alto. Si è manifestata quindi una macroonda 1 ascendente che potrebbe essere durata fino al 1848, l’anno in cui sono iniziati i grandi movimenti rivoluzionari in tutta Europa, che hanno messo in forse l’ordine precedente. L’onda correttiva 2 è durata dal 1848 alla guerra franco-prussiana del 1870/71, terminata con la Comune di Parigi e ha generato un’ampia flessione dei mercati azionari di New York e di Londra.

Successivamente si è verificato un nuovo periodo di slancio e di sviluppo con la “Belle Epoque” e l’intensificazione dei traffici e del commercio internazionale, e in un certo senso con la prima globalizzazione, interrotta, ma non spenta, dalla prima guerra mondiale cui sono succeduti i ruggenti anni ’20. In quel decennio si manifestò ovviamente una onda 5 (ascendente) della macroonda 3. Per questo si è trattato di una grandissima onda speculativa che ha determinato un gigantesco rialzo dei corsi dei titoli azionari in America e un po’ in tutto il mondo.

Ma nel settembre del 1929 terminava la terza macroonda ascendente, durata quasi 60 anni, e iniziava la quarta macroonda che era di natura correttiva. Tale macroonda era quindi paragonabile almeno come intensità all’onda che la precedeva, ma questa volta in negativo. Essa infatti ha abbracciato eventi tragici, quali la grande depressione, il nazismo, e il tentativo di spallata, con la seconda guerra mondiale, da parte di Germania, Giappone e della piccola Italia, contro il mondo occidentale, democratico e a guida anglosassone. In questa quarta onda l’Occidente ha rischiato la catastrofe del suo modello “ateniese”. Fino a un certo momento, e cioè fino al 1942, è sembrata prevalere la versione militarista dell’Occidente, quella di tipo spartano.

Nel 1942 è terminata la macroonda 4 con il successo degli alleati ad El Alamein e dei russi a Stalingrado: è da quell’anno che è iniziata la quinta ed ultima macroonda del superciclo nato nel decennio 1780. A questo punto Prechter suddivide tale quinta macroonda in cinque onde molto grandi, ma di grado minore. La prima ascendente caratterizzò il periodo 1942/1946. La seconda, correttiva, si estese dal 1946 al 1949, e fu caratterizzata dall’inizio della guerra fredda. La terza fu fortemente ascendente fino al 1968 (non è un caso che ancora oggi nel linguaggio comune si parli dell’inizio di due periodi tempestosi: il 1848 e il 1968). La quarta onda si è quindi espressa durante i terribili anni ‘70 fi no agli inizi degli anni’80. La quinta onda della quinta macroonda, secondo Prechter, è iniziata il 12 agosto 1982, ed è terminata il 12 gennaio 2000 con il Dow Jones a 14.164. Da allora è iniziata una fase correttiva che deve correggere 200 anni di rialzi della Borsa di New York e delle altre borse. Questa grande onda correttiva si è manifestata in una prima fase dal 2000 all’inizio 2003 (onda A), ma ha avuto un controtrend ascendente dal 2003 al 2007, che ha fatto credere a molti nel ritorno ai tempi d’oro 1942/2000. In realtà la salita dei corsi 2003/2007 (onda B) è stata del tutto falsa, e ad essa è succeduta la ripresa di una severissima fase correttiva che dura ancora adesso e che potrebbe durare ancora molti anni. La nuova grande recessione economica, i grandi problemi dei sistemi bancari, l’esplosione del rischio sovrano, sono tutti ingredienti che si inseriscono perfettamente in questa macroonda correttiva iniziata nel 2000 e che secondo Prechter potrebbe durare alcuni decenni. Se infatti il ribasso del 1929/1942 è stato tremendo, e ha corretto il rialzo 1870/1929, l’attuale fase di ribasso dovrebbe correggere, con modalità ben peggiori, tutto il movimento ascendente 1780/2000. Quindi non ci sarebbe da meravigliarsi che sia destinata a durare 50 o 60 anni.

La teoria di Prechter è certamente affascinante, e inoltre è uno strumento conoscitivo che sarebbe stato in grado di prevedere che agli anni bui del periodo 1929/1942 non poteva che succedere la luce di un lungo periodo favorevole dopo la seconda guerra mondiale. Sempre in base a questa teoria, alla fi ne degli anni ’70 Prechter ha manifestato un grandissimo ottimismo, perché mancava ancora un grande movimento al rialzo (la quinta onda), dopo la quarta onda negativa 1968/inizio anni ‘80. Ora tuttavia, se usiamo questo stesso strumento cognitivo, dovremmo concludere che non solo siamo in una crisi economicofi nanziaria gravissima, ma essa è destinata a durare, provocando sconquassi straordinari anche sugli equilibri geopolitici mondiali. Se l’onda negativa 1929/1942 è stata accompagnata da avvenimenti così tragici come la grande depressione, il nazismo, e la seconda guerra mondiale, c’è da domandarsi che cosa vivremo nei prossimi decenni.

Può darsi che la teoria di Prechter sia sbagliata, e che le sue pretese di scoprire le leggi di un determinismo storico siano vane, come lo sono state quelle di tanti altri studiosi e fi losofi (Vico, Hegel, Marx etc.). Rimane il fatto tuttavia che questa teoria è molto affascinante, e certamente capace di fornire un’interpretazione molto originale a ciò che sta avvenendo.

Si dirà: come si fa a confrontare Robert Prechter con questi giganti del sapere e della fi losofi a mondiale? Nessuno pretende di fare questo confronto, ma occorre non dimenticare che Robert Prechter, laureato a Yale, ha un quoziente intellettuale di 180, e che è stato per molti anni presidente della Mensa, l’associazione alla quale possono aderire solo coloro che hanno più di 150 di Q.I.

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