francesco arcuccia cura di Francesco Arcucci, Professore

Quanto andiamo a presentare va visto sotto due profili. Da una parte, si tratta di un argomento molto serio e del tutto trascurato dagli economisti e dagli studiosi di finanza internazionale. Dall’altra parte, abbiamo voluto rappresentare la cosa in modo un po’ particolare, direi un po’ romanzato, anche perché indubbiamente un tema così “oscuro” difficilmente può essere trattato in termini del tutto rigorosi.

In particolare le emissioni obbligazionarie a cui si fa cenno, soltanto per facilità espositiva, sono state presentate in misura approssimativa, pressappoco100 milioni di dollari per ogni paese. Ciò non toglie tuttavia che il problema esista e che attraverso la capitalizzazione degli interessi per un prolungato periodo di tempo l’investitore, da un lato, e il debitore, dall’altro, si trovino a registrare importi elevatissimi. Non si dimentichi che al tasso di interesse del 7% il capitale si raddoppia ogni 10 anni, ogni 20 anni si quadruplica, ogni 30 anni diventa pari a otto volte e a 32 volte ogni 50 anni, con una progressione travolgente. Richiesto di indicare le sette meraviglie del mondo, Rothschild disse: “non le conosco tutte ma conosco bene l’ottava: la capitalizzazione degli interessi”.

Si parla molto di finanza ombra, rappresentata da quegli strumenti che hanno generato nel 2007 l’attuale crisi finanziaria internazionale. Ma per quanto grande essa sia non è nulla se confrontata con la finanza sommersa, la finanza oscura, la finanza misteriosa.

Ecco di cosa si tratta. Nel secolo appena trascorso tre grandi paesi hanno ripudiato i loro debiti, peraltro prevalentemente collocati all’estero: la Russia sovietica nel 1917, la Germania nazista nel 1933 e la Cina con la vittoria della Rivoluzione Comunista nel 1949.
Il ripudio fu motivato con la netta cesura intervenuta in Russia con la rivoluzione bolscevica, prodottasi in Germania con la presa del potere da parte di Hitler e verificatasi in Cina con la vittoria di Mao sul Quomintang di Chiang Kai-shek.

Si tratta di obbligazioni emesse dal governo zarista, dalla Repubblica di Weimar e dal Governo Imperiale Cinese nei primi decenni del 1900. A questi titoli si associava un tasso di interesse assai elevato (mediamente 8% con relativo raddoppio del capitale ogni 9 anni che, nell’arco di circa 90 anni, e cioè fino ad oggi, vuole dire oltre 1000 volte) ed essi erano assistiti da una clausola aurea che ha determinato un ulteriore aumento di 80 volte. Per fare un esempio un certificato obbligazionario aureo emesso dalla Russia zarista per un valore facciale di 1000 dollari varrebbe oggi 80 milioni di dollari. Non si è molto lontani da questi moltiplicatori per i titoli cinesi e tedeschi.

Poiché le emissioni erano assai rotonde, diciamo per esempio 100 milioni di dollari per ogni paese, il valore che avrebbe in mano un potenziale detentore di tutte le obbligazioni emesse da quel paese è pari attualmente a 80 milioni di dollari moltiplicato per 100.000 volte (100 milioni diviso 1000) e cioè corrisponderebbe a 8000 miliardi di dollari, circa 4 volte il debito pubblico italiano.

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Se si moltiplica poi il tutto per i tre paesi menzionati si arriva grosso modo a 24.000 miliardi di dollari, quasi il doppio del debito pubblico degli Stati Uniti.
Questo è l’oggetto del contendere della finanza oscura.
Ma, da una parte, la Cina si rifiuta di parlare di queste cose e considera un atto ostile ricordarle questi impegni. Però per entrare nel WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, nel 2001 ha egualmente dovuto riconoscere, sia pure solo a livello governativo e con una clausola di assoluta segretezza, la loro esistenza (altrimenti gli USA non l’avrebbero fatta entrare).

La Germania ha approvato nel 1953 una legge che revocava il ripudio di Hitler, ma di fatto si rifiuta di applicarla, facendo filtrare che tale legge le sarebbe stata estorta in un periodo in cui la sua sovranità era ancora condizionata dalle pretese di occupazione di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

La Russia si rifiuta assolutamente di parlarne, nemmeno con il vincolo di confidenzialità e questo rifiuto sotto sotto è il vero motivo per cui non è stata ammessa al WTO, nonostante le sue pratiche commerciali siano nettamente migliori di quelle della Cina, che è imbattibile nella contraffazione, nel mancato rispetto della normativa internazionale del lavoro, nell’inquinamento, nello spregio dell’ambiente, ecc.
Dall’altra parte, ci sono i paesi i cui cittadini hanno in mano queste mirabolanti somme delle obbligazioni dei tre Stati in parola.

Sarebbe facile per gli Stati Uniti, per esempio, dire ai detentori americani e non americani: “Datemi questi titoli, che vi pago in via transattiva l’1% (si immagini 240 miliardi di dollari) e poi vado io come governo americano dalle autorità cinesi a dire: vi devo 1500 miliardi del mio debito pubblico, che sono accolti nelle riserve della vostra Banca Centrale. Ebbene, io vi rendo i vostri ben più grandi debiti e voi cancellate i miei. È una transazione molto favorevole”. È evidente che tutto questo non viene fatto direttamente e alla luce del sole, ma non si creda che queste cose non vengano ricordate nei colloqui governativi al più alto livello, fingendo che non siano minacce.

Questo può spiegare perché, in questa logica di quaeta non movere e di equilibrio del terrore finanziario, gli Stati Uniti non sollevino ufficialmente il problema e la Cina non avanzi la pretesa di vendere i 1500 miliardi di titoli del Tesoro americano che sono nelle sue casse e che, se venduti, determinerebbero un disastro per l’economia americana e per il dollaro.

E se tutto questo non lo fanno gli Stati Uniti nei confronti della Cina, della Germania e della Russia, immaginarsi se sono pronti a farlo altri paesi e in particolare l’Italia che, piccola, ha il terrore anche solo di parlare di queste cose per non dispiacere ai Grandi e che, al riguardo, è arrivata a perseguire penalmente degli innocenti cittadini italiani legittimamente detentori di questi titoli. E
i proprietari di queste obbligazioni, che sognano di far valere i loro diritti o almeno di trovare un paese paladino che se ne faccia carico? Beh, è meglio che si rassegnino a trasformare al più presto questi titoli spesso impreziositi da disegni molto belli e colorati in carte da parati.

Almeno avranno la soddisfazione di pensare che l’arredamento del loro salotto vale teoricamente più di tutti gli immobili di Milano. E forse di tutta Italia.

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