Sesso 2.0 Sesso 2.0

Sesso 2.0

Cultura Redazione

A cura di Roberto Malnati.

Foto in apertura: In “Lars e Una ragazza Tutta Sua” (Usa 2007), Lars Lindstrom (Ryan Gosling) trova una ragazza via internet, una bambola di dimensioni umane, e se ne innamora (immagine tratta da dncentertainment.it).

Snapchat, l’applicazione che invia fotografie che scompaiono dopo pochi minuti, è in cerca di nuovi finanziamenti che potrebbero portare il suo valore a 10 miliardi di dollari. La società, che è stata fondata nel 2011, ha già raccolto oltre 100 milioni di dollari e in passato aveva già attirato l’attenzione di diversi colossi della Silicon Valley, tra i quali Facebook, Google e Yahoo!. Facebook aveva offerto 3 miliardi di dollari per rilevare l’applicazione inventata da Evan Spiegel e Bobby Murphy, ma entrambi hanno rifiutato dichiarando che Snapchat non è in vendita.

Lo ricordo bene il 2011, proprio in quell’anno quando, le prime celebrità iniziarono a disperdere involontariamente in rete le proprie foto o filmati, pensati in origine per far gioire esclusivamente il partner, inventai la stessa applicazione dopo essermi reso conto di quanto la tecnologia fosse diventata pervasiva e simbiotica nei confronti di una delle attività ludiche svolte dall’umanità dall’alba dei tempi: il corteggiamento e il sesso. Era prima della “nuvola”, prima che ogni smartphone riversasse il proprio contenuto sui server cloud, prima della violazione di questi server e della pubblicazione di foto e video privati di centinaia di Vip.

Chiamai i tecnici a cui mi rivolgevo per attività meno divertenti ed esclamai “Ragazzi, che ne dite di scrivere per me un’applicazione di messaggistica che distrugge tutti i messaggi e anche gli allegati spediti dopo un tempo prefissato? Questo è il diagramma di flusso. Teniamo il server in Svizzera che è una nazione rispettosa della privacy …”, ma mi fermarono subito. “Dovresti sapere che la cancellazione a tempo non è una novità, è già stata usata e ovviamente non si può brevettare, poi devi trovare chi pagherà i server se e quando cominceranno a fare molto traffico, un buon legale, ed essere sicuro che associare il tuo nome ad una attività del genere non ti crei problemi”. Mi convinsero e rinunciai agli improbabili 10 miliardi di dollari per una applicazione che poteva essere scritta da terzi per 10 mila dollari. Trattabili.

Ma l’improbabile non solo è diventato probabile, ma è diventato anche possibile. E il sesso 2.0 è mainstream. Possiamo quindi usare Snapchat e migliaia di altre applicazioni simili senza destare scalpore o dover fingere imbarazzo. Possiamo investire nelle società che sviluppano applicazioni e servizi collegati e vantarci degli utili conseguiti.

Il prossimo passo tecnologico inevitabilmente porterà la sessualità maschile a sviluppare rapporti sempre più stretti con partner femminili che non abbiano lo spiacevole aspetto organico di un corpo femminile vero, capace di reagire e anche di negarsi, dotato di muscoli, sangue e liquidi vari.

Più le donne sviluppano potere e consapevolezza di sé, più alcuni uomini scelgono relazioni al silicone per continuare ad esercitare un qualche tipo di controllo. In fondo una tecno-bambola non ti tradisce, non ti critica, non ti abbandona, non ti umilia e non ti ridicolizza. L’unico problema del fare sesso con le bambole è il disappunto che accompagna questa attività. Attualmente chi le usa, viene considerato un pervertito perché storicamente è considerato un pervertito chiunque abbia un comportamento sessuale non riproduttivo, mentre le attività che prevedono invece l’impiego di giocattoli sessuali vengono tollerate e pubblicizzate, perché tali oggetti sono considerati come giochi di coppia, propedeutici in alcune circostanze anche alle attività oggettivamente indispensabili per la riproduzione umana non assistita. Che il loro impiego sia nella realtà per lo più effettuato al singolare non desta scalpore, perché è effettivamente impossibile sviluppare un attaccamento emotivo con tali oggetti, mentre con le bambole tale attaccamento è spesso la norma. Ovviamente non mi riferisco alle sex dolls che furono pubblicizzate sulle riviste porno americane già nel 1968, quando divenne legale in America comprare oggetti sessuali via posta o a quelle che negli anni ottanta si trovavano praticamente in ogni sexy shop, ma che dovevi gonfiare prima di utilizzare e che si compravano più che altro per gioco, come regalo agli amici. Mi riferisco ad un particolare tipo di bambole, la cui origine è di molto antecedente al 1900.

La cinematografia recente, con le varie serie “maialone”, ha usato le bambole gonfiabili per realizzare alcune delle più divertenti situazioni imbarazzanti, ma queste bambole sin dall’ origine non erano mai state concepite per essere vicine alla realtà e coloro che le fabbricavano si concentravano solo sulle aree di penetrazione: bocca, vagina e ano.

Molto differenti erano le bambole costruite con le proprie mani dai marinai, bambole che riproducevano le fattezze di donne reali, effettivamente amate anche se spesso unilateralmente in mancanza di una relazione caratterizzata dal mutuo consenso. Per assemblarle venivano usati i vestiti del soggetto desiderato e il risultato finale veniva chiamato “dame de voyage” o “Dutch wives” (mogli olandesi) in riferimento alle pupazze, cucite a mano e usate in Giappone per masturbarsi, che i marinai olandesi vendevano ai giapponesi nel diciassettesimo secolo.

Anche se sappiamo che la reciprocità è impossibile da ottenere con un oggetto, ci sono oggetti che sono il frutto di un amorevole atto creativo. Per esempio i manichini erotici creati, e sembra anche in seguito violati, dei surrealisti Man Ray e Salvador Dalí.

Siamo vicini ad un punto di svolta della sessualità. Pensate al vostro assistente vocale personale che vi chiede dall’interno del vostro smartphone cosa può fare per voi. Immaginatelo libero dai vincoli di asessualità imposti dall’industria che lo tiene prigioniero nei suoi server informatici. Immaginate anche che il vostro assistente possa pilotare una stampante 3D dotata di capsule di silicone, trasformando il vostro desiderio in sostanza.

Preparatevi. Eviterete di sorprendervi quando tramite il vostro smartphone, l’assistente personale risponderà alla vostra richiesta: “dimmi come mi vuoi”.

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